Openday Osteoporosi

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Esercizio fisico e alimentazione: strategia non farmacologica per ridurre il rischio di frattura da osteoporosi

L’osteoporosi è una malattia di grande rilevanza sociale. Si stima che in Italia ci siano oggi circa 3,5 milioni di donne ed 1 milione di uomini affetti da osteoporosi. Oltre 90.000 all’anno è il numero delle fratture di femore nei soggetti di età superiore ai 50 anni.
Le fratture osteoporotiche rappresentano una delle maggiori cause di disabilità e mortalità. In accordo alle evidenze scientifiche, la combinazione di un’attività fisica adattata con una dieta bilanciata rappresenta uno strumento assai utile insieme ai farmaci per ridurre il rischio di fratture.

L’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro caratterizzata da una riduzione della resistenza ossea, ovvero da alterazioni sia di tipo quantitativo , che qualitativo dell’osso, che conducono  verso un aumentato rischio di frattura, in seguito a traumi a bassa energia.  Le fratture su base osteoporotica interessano prevalentemente: femore, vertebre, polso, omero e coste. I principali fattori di rischio sono l’età, sesso femminile, basso indice di massa corporea, familiarità per frattura da fragilità di femore/vertebre, fumo, alcool (3 o più unità/die), carenza di vitamina D, menopausa precoce (prima dei 45 anni), ridotta attività fisica, immobilizzazione protratta, ridotto introito di calcio, eccessivo introito di sodio, farmaci (cortisonici, gastro-protettori, anticoagulanti, anticonvulsivanti, ormoni tiroidei, inibitori dell’aromatasi, antidepressivi e antipsicotici)

La diagnosi prevede una  attenta anamnesi  nonché  la prescrizione di indagini strumentali  e analisi cliniche. Il trattamento più idoneo è multimodale e consiste nella  terapia farmacologica associata ad  interventi non farmacologici quali dieta e attività fisica.

Come ampiamente riportato nella letteratura medico/scientifica internazionale, una dieta adeguata ed equilibrata con corretto apporto di calcio, proteine, carboidrati e lipidi è necessaria per ottimizzare il picco di massa ossea in età giovanile e per contenere la riduzione della stessa correlata all’età.  L’attività fisica adattata è responsabile del miglioramento della microstruttura dell’osso, della forza muscolare e dell’equilibrio. In donne in postmenopausa l’attività fisica con carico è in grado di prevenire l’1% della perdita minerale ossea annuale. Il beneficio maggiore è stato riportato sulla colonna vertebrale e con gli esercizi d’impatto.